Montalcino

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Montalcino

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Montalcino ((מונטלצ'ינו

Provincia di Siena. Questo comune della Val d’Orcia era in epoca alto-medievale tra le pertinenze del monastero di S. Antimo ed entrò definitivamente nel domino senese nella prima metà del Duecento. Fu sede di Diocesi dal 1462[1].

Si è supposto che la prima notizia sulla presenza di ebrei a M. risalga al 1260, quando, nel giuramento di sottomissione a Siena dei castellani, compare un Daniele di Leone, montalcinese del popolo di S. Lorenzo[2]. Suo figlio, con molta probabilità, fu il Leone di Daniele, medicus de Montealcino, nominato il 15 marzo 1309 dal consiglio comunale come sindaco procuratore per ricevere una donazione per gli ospedali locali[3]. È tuttavia molto dubbio che questi personaggi fossero ebrei.

Pare fosse, invece, veramente ebreo un Leone di Vitale che compare nella documentazione nel 1311, quando, in un atto datato al 3 dicembre, risulta destinatario, insieme al fratello Vignamì (Beniamino) e ad un Sabato di Angelo, del pagamento di 4 lire dovutegli da Mero del fu Naccio e da donna Rossa sua moglie[4].

Un Daniele di Vitale fu, poi, protagonista di una compravendita l’1 giugno 1350, quando cedette a Ser Tavena di Martino de’ Tolomei un terreno in M.[5]. Lo stesso Daniele compare il 29 novembre 1355 come procuratore di un altro ebreo montalcinese, Dattilo di Consiglio, per la vendita di due castagneti[6]. Le successive testimonianze su Daniele di Vitale non riguardano, invece, più questa località[7].

Altre notizie relative agli ebrei attivi in questo centro ci giungono con Abramuccio, figlio del Dattilo di Consiglio per il quale Daniele di Vitale fu procuratore. Questi, beneficiario nel 1358 di una condotta ventennale a Siena, assieme al fratello Consiglio[8], nel 1373 vide tolta la sua “posta” dalla Lira montalcinese grazie all’immunità ottenuta dal Concistoro senese con la stipula della condotta appena citata[9].

Fra il 1406 ed il 1414 sono attestati a M. Manuele, detto Miele, di Gaio da Roma e suo figlio Dattilo, poi trasferitosi a Cortona10.

Dattilo di Abramuccio di Dattilo nel 1408 vendette agli agostiniani di M. un terreno che sorgeva in prossimità del loro convento[10] e, a partire dal 1421, ottenne una condotta per esercitare il prestito in questo centro, che venne poi rinnovata con durata decennale e allargata ai suoi figli, Vitale, Consiglio e Guglielmo, nel 1426. Se ne ebbero in seguito conferme anche nel 1436 e nel 1446[11]. Non si stratta comunque, come si è visto, del primo banco presente a M. perché si hanno notizie chiare di attività feneratizia ufficiale anche alla metà del Trecento[12].

Guglielmo di Dattilo, dopo essere stata associato al padre fin dalla condotta del 1426[13], fu titolare in prima persona di quelle del 1458, con durata di dodici anni, e del 1473, con durata di venticinque anni[14]: il testo del 1458 fa, infatti, riferimento più volte ad una condotta precedente sempre intitolata a Guglielmo. Quest’ultimo viene, inoltre, identificato con Binjamin ben Joab da M., impegnato negli studi talmudici, nella cabalistica e nella composizione di poesia liturgica, ed anche il figlio, Abramo di Guglielmo fu rabbino, talmudista e matematico, attivo a Firenze[15]. A partire dalla fine del XV secolo informazioni pertinenti all’attività della discendenza di Guglielmo in Toscana diventano più rare e non fanno mai riferimento al centro montalcinese. La famiglia, ormai distinta dal cognome “da Montalcino” o “Montalcini” si spostò infatti nell’Italia settentrionale.

Una nuova attestazione sulla presenza di un banco giunge nel 1510. La condotta era allora intitolata a Jacob di Abramo, appartenente alla famiglia dei da Rieti, che ottenne anche l’esclusiva del prestito nei centri di Buonconvento, Campagnatico e Piancastagnaio[16]. Il figlio di Jacob di Abramo, Raffaele, ottenne a sua volta il permesso di gestire un banco nel 1533[17]. Alla metà del XVI tuttavia, i da Rieti non agivano più personalmente a M., ma per mezzo del procuratore Jacob di Buonaiuto da Modena, che aveva sposato una figlia di Laudadio da Rieti [18].

Bibliografia

Boesch Gajano S., Il comune di Siena e il prestito ebraico nei secoli XIV e XV: fonti e problemi, in Eadem (a cura di), Aspetti e problemi della presenza ebraica nell’Italia centrosettentrionale (secoli XIV e XV), Roma 1983, pp. 183-188.

Botticini M., New Evidence on Jews in Tuscany in Zakhor I, 1997, pp. 77-93.

Cassandro M., Gli ebrei e il prestito ebraico a Siena nel Cinquecento, Milano 1979.

Cassuto U., Gli ebrei a Firenze nell’età del Rinascimento, Firenze 1918;

Luzzati M., Caratteri dell’insediamento ebraico medievale, in Idem (a cura di), Gli Ebrei a Pisa (secoli IX-XX), Atti del Convegno Internazionale, Pisa 3-4 ottobre 1994, Pisa 1998.

Morelli P. (a cura di),  L’archivio Comunale di Montalcino. Inventario della sezione storica, Siena 1990.

Repetti E. , Dizionario geografico, fisico, storico della Toscana contenente la descrizione di tutti i luoghi del Granducato, Ducato di Lucca, Garfagnana e Lunigiana, VI voll. Firenze 1841-1853. Simonsohn S., The Apostolic See and the Jews, Toronto 1988-1991.

Toaff A., Gli Ebrei a Perugia, Città di Castello 1975.


[1] Repetti, E., Dizionario geografico, fisico storico della Toscana, vol. 3 p. 289-304.

[2]Archivio di Stato di Siena (ASS), Caleffo Vecchio, II, 1934, p. 850

[3]ASS, Diplomatico Comune di Montalcino, busta 33 n. 84.

[4]ASS, Diplomatico Comune di Montalcino, busta 37 n. 77.

[5]Archivio di Stato di Firenze (ASFi), Diplomatico del Convento di S. Agostino di Montalcino, spogli mss, n. 45, 80, 1350 giugno 1.

[6]Archivio Comunale di Montalcino (ACM), Diplomatico, spoglio n. 164, in Morelli, L’archivio Comunale di Montalcino,  p. 67

[7]Questi ottenne la cittadinanza senese nel 1361: ACM, Privilegi Statuti e  Riforme, 1, c. 6, 1361 ottobre 30.  Nel 1375 si recò a Perugia dove acquistò un manoscritto ebraico degli Agiografi, oggi conservato al British Museum, in merito: Toaff,  A., Gli Ebrei a Perugia, p. 37 e nt. 147 p. 117.  Sappiamo che la vedova di Daniele di Vitale vendette a sua volta tale manoscritto nel 1401, informandoci quindi  della morte del marito a quella data, cfr. Ivi. p. 277.

[8]ASS, Consiglio Generale, 185, c. 112v-113v,  sul banco: Boesch Gajano,  S., Il comune di Siena e il prestito ebraico, pp. 183-188.

[9] ASS, Lira 16, c. 37v.

10 Botticini, M., New Evidence , pp. 81, 87, 89-92.

[10]ASFi, Diplomatico del convento di S. Agostino di Montalcino,  spogli n. 45, 204.

[11]ACM, Preunitario, Privilegi, Statuti e Riforme 1, cc. 19v e 22-23v.

[12] Si veda Luzzati, M., Caratteri dell’insediamento ebraico,  pp.1-44 e in parte p. 8.

[13] Guglielmo a partire dal 1431 esercitò il prestito anche a Colle Val D’Elsa, associato agli zii Elia e Dattaro: in merito Luzzati,  M., Caratteri dell’insediamento ebraico,  p. 9 n. 27. Nel 1438 risultava associato alla condotta di Abramo di Dattilo da S. Miniato per un banco in Firenze: Cassuto, U., Gli ebrei a Firenze, cit., p. 153. Fu  poi associato a Jacob di Consiglio da Padova nella condotta senese del 1457: ASS, Regolatori, 32 c. 16. Nel 1477 fu infine egli stesso titolare di un’altra condotta a Siena: ASS, Balia 1069, fasc. 5. Per quanto riguarda quest’ultima condotta, nel 1488 subentrò alla titolarità di Guglielmo quella di un Lazzaro di Manovello da Volterra, già associato del banco di prestito: è probabile che a quella data Guglielmo venisse a morte (Cassandro, M., Gli ebrei e il prestito ebraico,pp. 22-24).

[14] ACM, Preunitario, Deliberazioni e Partiti, 40, 1458 febbraio 28 e 42-43, 1473 maggio 5.  Cassuto datava l’inizio dell’attività feneratizia di Guglielmo al 1464, si veda Cassuto, U., Gli ebrei a Firenze, p. 246.

[15] Cfr. Ivi, pp. 246-249.

[16] ASS, Balia,  n. 56, cc. 60v-62r e cc. 127r-128r, si veda in merito Cassandro, M., Gli ebrei e il prestito ebraico,  p. 9.

[17] E nel 1534 venne ribadito dalle autorità senesi il decreto con cui si comminava la scomunica a chi avesse depositato presso il banco di Raphael pegni di foresteri, secondo quanto già stabilito nella condotta, in merito Simonosohn, S., The Apostolic See, doc. 1580 e 1667.

[18] ASS, Regolatori, n. 175 c. 100r. Si veda inoltre Cassando, M., Gli ebrei e il prestito ebraico,  p. 30 n. 84.

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