Borgo a Mozzano

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Borgo a Mozzano

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Borgo a Mozzano (בורגו א מוצאנו)

Provincia di Lucca. Attestato già nel X secolo con l’appellativo Mozanus, fu per alcuni secoli legato ai Soffredinghi, per poi divenire sede di una podesteria lucchese in pieno ‘200. Alla metà del XVI secolo B. divenne sede di vicaria e nel successivo si giunse alla formazione del Comune.

Nel 1480 Dattilo di Gaio di Sabato da Budrio, ebreo e cittadino lucchese, prese l’iniziativa di aprire un banco feneratizio a B., dopo aver  ricevuto l’assenso del governo e dei titolari del banco di Lucca, che avevano il monopolio del prestito nello Stato lucchese, del quale il centro faceva parte all’epoca[1]. Da un documento del 1482 risulta che Dattilo si fosse trasferito da Lucca a B., dove aveva preso in affitto una casa da Baldassarre, figlio del sarto Antonio di Giovanni di B. Dopo un contenzioso con i padroni di casa, presumibilmente per una questione relativa all’affitto, Dattilo si trasferì in un’altra abitazione, di proprietà di un altro abitante di  B.[2]

Nel 1488 Dattilo, indicato in documenti degli anni precedenti come titolare del banco di prestito, cessa di comparire nei documenti relativi all’area lucchese, forse a causa del suo decesso[3].

L’anno successivo, nella casa già abitata da Dattilo risultava risiedere un altro ebreo, Isacco di Genatano da Modena, in precedenza fattore del banco di Lucca, divenuto presumibilmente dipendente della nuova società  di gestori del banco di B., Leone e Angelo di Gaio (o Gaietto) di Angelo di Gaio da Forlì, che appartenevano ad una famiglia di feneratori attivi a Camaiore[4].

A causa di un debito, Dattilo era stato  costretto, due anni prima di cessare l’attività, a cedere a Leone del fu Gaio di Angelo tutti i pegni conservati nel banco: in conseguenza di questa forma di “ipoteca” il nipote di Leone, Manuele, si era già trasferito in parte della casa abitata da Dattilo[5].

Sulla base della documentazione attualmente disponibile sembra che fra il 1490 e il 1492 il banco cessasse di funzionare[6].

Oltre ai prestiti su pegno, che, stante la popolazione rurale, consisteva spesso in indumenti e strumenti di lavoro,  il feneratore gestiva anche mutui a interesse, con una percentuale annua oscillante tra il 20 e il 30%[7].

Da quanto risulta da una serie di operazioni finanziarie condotte a Lucca, durante il periodo in cui fu attivo il banco, si evince che né il prestito su pegno né il prestito su garanzia scritta offrivano qui guadagno elevato: dagli atti notarili relativi alle operazioni compiute da Dattilo di Gaio, risulta che egli esercitasse, così, a Lucca (e forse anche a B.) anche un’attività commerciale e che fosse indebitato con creditori cristiani. Prendendo, presumibilmente,  le mosse dalla sua autorizzazione ad esercitare il piccolo prestito al consumo su pegno, Dattilo si industriava poi a trarre profitto dall’economia rurale, ad esempio affidando in soccida alcune capre ad un contadino ed acquistandone da un altro[8].

Le vicende di Sabato di Gaio e del figlio Dattilo, autorizzati, verso la fine degli anni Settanta del secolo, a fenerare a Lucca, a determinate condizioni, dai titolari del banco locale, Davide di Dattilo da Tivoli e il suocero Vitale di Isacco da Pisa, e probabilmente indotti a spostare le proprie attività verso un’area rurale (in seguito a conflitti finanziari) sono da considerarsi espressione della complessa dinamica instauratasi all’epoca tra i grandi banchieri cittadini ed i prestatori di piccolo calibro, che dovevano trovare mezzi di sopravvivenza economica[9]

Bibliografia

Luzzati, M., Un banco di prestito ebraico a Borgo a Mozzano nel Quattrocento, in Atti del sesto convegno di Studi, Borgo a Mozzano, 20 settembre 1987, Borgo a Mozzano 1989, pp. 11-21.

Luzzati, M., La casa dell’Ebreo, Pisa 1985.

Luzzati, M.,  Per la storia dei rapporti fra ebrei e cristiani in Italia: demografia e insediamenti nel Rinascimento, in  Ebraismo e antiebraismo: immagine e pregiudizio, Firenze 1989.


[1]  Archivio di Stato di Lucca (d’ora inanzi ASLu), Notari n. 599, Buonaccorsi Luigi, c. 134rv (carta sciolta) e cc. 428r-429r, citato in  Luzzati, M., Un banco di prestito ebraico a Borgo a Mozzano nel Quattrocento,  p. 13, n. 7. Da segnalare è anche la presenza di un banco a Camaiore, decisa agli inizi degli anni Sessanta del XV secolo (cfr. ASL, ivi, cc. 76v-77v, 1462 luglio 30, citato in Luzzati, M., op. cit., p. 12, n. 4). 

[2] Luzzati, M., op. cit., p. 14.

[3] Ivi, p. 15.

[4] Ivi, p. 16.

[5] Ivi, pp. 15-16.

[6] Ivi, p. 16.

[7] Ivi, p. 17.

[8] ASLu, Notari, n. 988 (1486), Carli Carlo, cc. 36v-37r, citato ivi, p. 19, n. 39.

[9] Cfr. ivi, pp. 19-20; cfr. Luzzati, M., La casa dell’Ebreo, pp. 276-290; Id., Per la storia dei rapporti fra ebrei e cristiani in Italia: demografia e insediamenti nel Rinascimento, in  Ebraismo e antiebraismo: immagine e pregiudizio, pp. 185-186.

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