Venafro

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Venafro

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Provincia di Isernia. Porta occidentale del Molise, in epoca romana era allacciata alla Via Latina e collegata con Isernia dalla strada che proveniva dalla Sabina e attraverso il Sannio si innestava nell’Appia. Fu gastaldato longobardo dipendente dal duca di Benevento e nel X secolo divenne capoluogo di contea. Appartenne ai Pandone dal 1443 al 1528.[1] Città vescovile dal V secolo, nel 1443 era tassato per 615 fuochi fiscali e nel 1521 per 628.

La più antica attestazione della presenza di ebrei a V. è costituita da una  lapide in latino e in ebraico rinvenuta in un’area sepolcrale ebraica a Napoli e dedicata ad un Barbaro figlio di Cumano de Benafro. L’epigrafe è databile alla prima metà del VI secolo. Alla fine dello stesso secolo risale una compravendita di oggetti sacri, in cui erano coinvolti tre membri del clero di V., a un ebreo. Un medico cristiano denunciò  l’accaduto al vescovo di Roma, che era Gregorio Magno, il quale ordinò un’inchiesta: in caso positivo, l’ebreo – il cui nome non ci è noto perché Gregorio dice di avere orrore a pronunciarlo – avrebbe dovuto restituire gli oggetti alla chiesa locale e i tre chierici dovevano essere sottoposti a penitenza per lavare con le lacrime il loro delitto[2].

Una consistente comunità ebraica era presente qui nel XIII secolo: nel 1294, infatti, sotto la pressione degli ordini mendicanti e della Corte angioina, 34 ebrei di V. accettarono il battesimo cristiano[3].

Gli israeliti tornarono ufficialmente nella città  sotto gli ultimi sovrani angioini: nel 1423 Giovanna II concesse a Benedetto Angelo di Todi e a Mosè di Abramo de L’Aquila la facoltà di abitare e commerciare, avere sinagoghe e cimiteri in diverse località del Regno, tra cui questa ed Isernia[4].

L’età aragonese ci tramanda il nome di Vidal de Dattilo di V., debitore di 6 ducati nei confronti del potentissimo finanziere e mercante  Francesco Coppola, conte di Sarno. Questi, dopo la fallita congiura dei baroni (1485), fu arrestato e condannato alla pena capitale e tutti i suoi beni e  crediti vennero confiscati. Il 24 novembre 1486 la Regia Corte si dichiarò creditrice del debito di Vidal de Dattilo ed identiche dichiarazioni furono emesse nei confronti dell’ebreo Raffaele Peroscino di Aversa per una somma di 14 ducati e 15 tarì e per un’altra somma di 24 ducati e 1 tarì dovute per l’acquisto di orzo[5].

Dalla comunità di V. provenivano Beniamin e Angelo de Benafri, banchieri a Roma nel 1536[6]. Lo stesso Angelo ed i fratelli Graziano e Aron di V., erano tutti banchieri nella medesima città in società con la madre Iusta nel 1548.[7]

 

Bibliografia

Colafemmina, C.,  Ebrei nel Lazio meridionale fra tardo antico e alto medioevo, in  Antichità paleocristiane e altomedievali del Sorano. Atti del Convegno di Studi (Sora, 1-2 dicembre 1984), a cura di Gulia, L. - Quacquarelli, A., Sora 1985, pp. 105-114.

Cotugno, G., Memorie istoriche di Venafro, Napoli 1824

De Angelis, O., Sulla confisca dei beni di Francesco Coppola Conte di Sarno, in Rassegna Storica Salernitana 12 (1951), pp. 79-91.

Ferorelli, N.,  Gli ebrei nell'Italia meridionale dall'età romana al secolo XVIII, Torino 1915.

Minieri Riccio, C., Studi storici fatti sopra 84 Registri Angioini dell’Archivio di Stato di Napoli, Napoli 1876.

Morra, G., Una dinastia feudale. I Pandone di  Venafro, Ferrazzano 1985.

Noy, D., Jewish Inscriptions of Western Europe, 2 voll. Cambrige 1993-95.

Simonsohn, S., The Apostolic See and the Jews, 8 voll., Toronto 1988-1991.

Stow, K. R.,  The Jews in Rome¸ Leiden 1995.


[1] Cotugno, G., Memorie istoriche di Venafro, Napoli 1824; Morra, G., Una dinastia feudale. I Pandone di  Venafro, Ferrazzano 1985.

[2] Noy,  D., Jewish inscriptions of Western Europe, I, pp. 46-47, n. 27; Simonsohn, S., Apostolic See and the Jews, doc. 6.

[3] Ferorelli,  N., Ebrei nell’Italia meridionale, pp. 54-55.

[4] Minieri Riccio, C., Studi storici fatti sopra 84  Registri Angioini dell’Archivio di Stato di Napoli, Napoli 1876, p. 92.

[5] ASNa, Sommaria, Petizioni e relevi 7, foll. 143v, 150-151.

[6] Stow, K.R.,  Jews in Rome, nn. 28, 80.

[7] Simonsohn, S.,  The Apostolic See and the Jews, doc. 2781. 

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