Brindisi

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Brindisi    ( ברנדיש,  פרנדיסין)

Città della Puglia meridionale. La parte più antica è situata su un promontorio proteso tra due seni di mare. Centro messapico, fu occupata nel 266 a. C. dai Romani e nell’alto medioevo fu dei goti, dei bizantini, dei longobardi. Occupata dai normanni nell’XI secolo, seguì le vicende del regno. Sede vescovile dal V secolo[1].

 

La presenza ebraica a B. era di certo ancorata a tempi lontani per la feli­ce posizione della città e dei suoi approdi tra Roma e l'Oriente. Dai suoi moli si staccò la nave che nel 97 a.C. riportò da Roma in Giudea, insieme ad altri maestri, R. Aqiba (Erubin IV, 1). La più an­tica menzione finora nota sui giudei a B. precede, comunque, di qualche anno la distruzione della città per mano dei berberi nell'838. Essa è costituita da tre epitaffi in ebraico, uno dei quali reca incisi alcuni versi di Amittai il Vecchio da Oria, mentre un altro, datato all’832, riporta una citazione dell’antico rituale funebre[2]. Quando la città rinacque a opera dei bizantini alla fine del IX secolo, anche gli ebrei vi ritornarono. Nella seconda metà del secolo XII il viaggiatore Beniamino da Tudela vi tro­vò una decina di famiglie dedite alla tintoria[3].  Nel 1219 Federico II di Svevia confermò all’arcivescovo di B. gli antichi privilegi, con l’aggiunta di quello che i suoi sudditi, cristiani ed ebrei, conservassero la libertà che avevano fino ad allora goduta, secondo gli statuti di re Guglielmo Secondo (1166-1189).

L’operosa serenità della comunità brindisina fu turbata dall’avvento degli Angioini nel Mezzogiorno (1266). Nei primi decenni del nuovo dominio non si avvertirono cambiamenti. Un ebreo, Simone, era fonditore d'oro nella Zecca cittadina e per la sua bravura Carlo I lo chiamò nel 1278 a lavorare in quella di Napoli[4]. La pressione fiscale nella città era tuttavia così alta, che non pochi ebrei per trovare sollievo si rifugiarono in terre ecclesiastiche e baronali e a Taranto. Poiché gli oneri degli espatriati ricaddero sui rima­sti, questi ottennero nel 1279 che i fuggitivi fossero re­stituiti alla loro comunità[5].

Alle fine del XIII secolo il proselitismo angioino mietè successi anche a B. Quelli che erano restati giudei furono costretti nel 1325 a fuggire per salvarsi dai con­cittadini che volevano convertirli con la forza. Ma fu la stessa Univer­sità che ne chiese il ritorno, impegnandosi a proteggerli, essendo le loro attività assai fruttuose per la città. Un cattivo esempio lo dava­no anche i corrieri regi, che quando giungevano qui estorce­vano dai giudei quantità non trascurabili di denaro. Roberto il Saggio ordinò nel 1334 che fossero rispettati rigorosamente i diritti di tutti, anche di quelli che erano «fuori del grembo della Chiesa». Dieci anni più tardi ci fu un'altra esplosione di intolleranza, con bambini strappati ai genitori e battezzati con la violenza e adulti aggrediti con insulti, bastoni e armi quando passavano per le vie. Questa volta fu Giovanna I che intervenne, chiedendo conto all'arcivescovo di Brindisi dei battesimi forzati e ordinando che cessassero le aggressioni[6]. Ma la stessa regina, nel 1368, incitata da Urbano V, ordinò di schiacciare come vipere i neo­fiti e gli ex-neofiti che da B. e da Alessano si trasferivano co­piosi a Lecce e a Copertino per ritornare all'ebraismo. Incaricati dell’estirpazione dei rinnegati furono il domenicano Pino Giso, arcivescovo di B. e il francescano fra Marchisio da Monopoli[7]. I tempi sta­vano però cambiando e l'impresa fallì. I giudei si riorganiz­zarono e si dedicarono a quell’attività in cui, almeno a B., si erano ormai spe­cializzati, ossia al prestito a interesse.

I documenti angioini tramandano dell’autorizzazione di re Ladislao a prestare su usura (1409), di cittadini turbolenti che si proposero di uccidere e saccheggiare gli avversari cristiani e giudei, ma che furono arrestati in tempo dal capitano della città (1412) e della giurisdizione nei confronti degli israeliti concessa da Giovanna II al castellano perché fossero garantiti nell’amministrazione della giustizia (1428).

Nei primi decenni della casa d’Aragona, subentrata a quella Angioina nel 1442, B. lamentò un forte depauperamento demografico, che l’aveva portata da più di tremila fuochi a meno di ottocento, e sollecitò nel 1463 un notevole sgravio fiscale, che chiese anche per le dudece o quindece case di giudei, la cui tassazione era ferma al tempo in cui nella città i loro fuochi erano un centinaio. Altri documenti parlano di richie­ste della città al sovrano perché i giudei non fossero gravati da tas­se indebite e fossero equiparati nelle franchigie fiscali agli altri cit­tadini (1465), affinché fosse confermato il loro esonero dai pagamenti imposti alle giudecche del Regno, che potessero restare in città quelli immigrati da Lecce (1468), e fosse riconfermata, a loro maggiore tutela, la giurisdizione sugli ebrei del capita­no cittadino (1469). 

Di un atteggiamento divenuto ormai ostile so­no invece testimoni i documenti datati rispettivamente 1495 e 1497. Il primo registra la remissione generale da parte dei giudei dei crediti che essi vantavano, a qualunque titolo, nei confronti dei brindisini: la remissione è detta spontanea, ma in realtà fu un espediente per evitare saccheggi, o violenze peggiori, a cui aveva dato esca la calata in Italia di Carlo VIlI di Francia. Il gruppo ebraico locale, d'altronde, avevano provato poco prima l'esperienza di ingiurie e sassate contro le loro persone e le loro abitazioni, in particolare durante la Settimana Santa[8]. Il documento del 1497 attesta la sconfessione da parte dei giudei della remissione fatta per paura e le loro azioni per recuperare i crediti. L'università si oppose e chiese alla repubblica di  Venezia, a cui la città era stata ceduta in pegno nel 1496 da Ferrandino d’Aragona, di rigettare la richiesta, allegando la propria estrema povertà dovuta ai danni della guerra e alle voracissi­me et disordinate usure che facevano i giudei. Ma il doge Agostino Barbarigo tergiversò su tale richiesta e scrisse che avrebbe preso informazioni[9].

Nel 1509 B. passò dal dominio veneziano a quello di Ferdinando il Cattolico, il quale incaricò il capitano della città di fare osservare la dilazione biennale per il pagamento di qualsiasi debito contratto con gli ebrei dall’università e dai suoi cittadini. L’anno seguente il nuovo sovrano ordinò l’espulsione dei giudei e dei neofiti dal Mezzogiorno, a eccezione di alcune centinaia di famiglie facoltose. Nel 1520 gli israeliti furono riammessi e anche la comunità di B. si ricostituì. Nell’esazione dei 2.352 ducati dovuti alla Corte nel 1535 dalle comunità di Terra d’Otranto, quella di B. versò la quota più alta con 578 ducati, 4 tarì, e un grano[10]. Nel 1541 anche essa si dissolse in forza dell’editto di espulsione generale degli ebrei dal Viceregno emanato dall’imperatore Carlo V.

Nel 1547 capitò a B. un gruppo di ebrei di Corfù e di Zante, vittime della violenza del capitano della nave che doveva portarli a Lepanto. Ritrovati imprigionati nella stiva della nave, furono arrestati e condotti a Napoli, nelle carceri della Vicaria, con l’accusa di avere tentato di rientrare clandestinamente nel Viceregno. Dopo lunghe traversie, la loro innocenza fu riconosciuta e fu loro concesso di ritornare nei domini turchi, non prima però di avere pagato tutte le spese del loro forzato soggiorno. Uguale pagamento era stato imposto nel 1516 ai turchi e ai giudei catturati su una nave proveniente da Recanati e che era naufragata presso la costa tra B. e Lecce[11].

Il quartiere dove gli ebrei abitavano era presso il porto interno (seno di levante) e andava dalla  Nunziata  alla Mena, attuale  Via Giudea. Il nome è stato restituito di recente alla via, perchè in omaggio alle leggi razziali del 1938 esso era stato cambiato in Via Tunisi. Al centro del quartiere c’era la chiesa di S. Simone e Giuda, detta anche  S. Simone dei Giudei. La chiesa, che nel 1565 era già in rovina e nel 1636 era nota forse soltanto come toponimo.

 

Bibliografia

 

Adler, M.N.,  The Itinerary of Benjamin of Tudela, London 1907.

Ascoli, G.I., Iscrizioni inedite o mal note greche, latine, ebraiche di antichi sepolcri giudaici del Napolitano, Torino 1880.

Caggese, R.,  Roberto d’Angiò e i suoi tempi, Firenze 1922.

Carito, G. - Barone, S., Brindisi cristiana dalle origini ai Normanni, Brindisi 1981.

Colafemmina, C., Iscrizioni ebraiche a Brindisi, in Brundisii res 5 (1973), pp. 91-106.

Colafemmina, C., L’iscrizione brindisina di Baruch ben Yonah e Amittai da Oria, in Brundisii res 7(1975), pp. 295-300.

Della Monaca, A., Memoria historica dell’antichissima e fedelissima città di Brindisi, con prefazione a cura di R. Jurlaro, Bologna 1967.

De Robertis, A., La politica liberalizzatrice di Federico II nei confronti degli ebrei e i suoi precedenti storici nella consuetudini locali delle diocesi brindisina e oritana, in Archivio Storico Pugliese 28 (1975), pp. 101-112.

Ferorelli, N., Gli ebrei nell’Italia meridionale dall’età romana al secolo XVIII, Torino 1915.

Frascadore, A., Gli ebrei a Brindisi nel ‘400. Da documenti del Codice Diplomatico di Annibale De Leo, Galatina 2002.

Guerrieri, G., Gli ebrei a Brindisi e a Lecce (1409-1497), in Studi Senesi 17, pp. 5-32.

Panareo, S., Disavventure di ebrei capitati a Brindisi nel 1547, in Rinascenza salentina 3 (1935), pp. 26-31.

 Vacca, N., Brindisi ignorata. Saggio di topografia storica, Trani 1954, pp. 102-115.


[1]Della Monaca, A., Memoria historica dell’antichissima e fedelissima città di Brindisi, con prefazione a cura di R. Jurlaro, Bologna 1967 (ed.an.). Carito, G. - Barone, S., Brindisi cristiana dalle origini ai Normanni, Brindisi 1981.

[2]Ascoli, G.I., Iscrizioni inedite o mal note greche, latine, ebraiche di antichi sepolcri giudaici del Napolitano, pp. 64-67. Le iscrizioni furono rinvenute poco prima del 1873 nella località detta Tor Pisana (attuale scalo ferroviario).

[3]Adler, M.N.,  The Itinerary of Benjamin of Tudela, p. 11.

[4] Codice Diplomatico Brindisino I,  pp. 190-191, doc. 95

[5] RCA  XLIII, p. 186, n. 153.

[6] Cfr. Caggese, R.,  Roberto d’Angiò e i suoi tempi, I, pp. 300-1, 303;  Ferorelli, N., Gli ebrei nell’Italia meridionale, p. 59.

[7] CDBr II, pp. 242-244, doc. 94.

[8]  ASNa, Sommaria,  Partium 40, 74v-75r.

[9] CDBr III, p. 231, doc. 111.

[10] Ferorelli,  N., Gli ebrei nell’Italia meridionale, pp. 235-236.

[11] ASNa, Collaterale,  Partium 11, 272r.

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