Aversa

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Aversa (אוירצא)

Provincia di Caserta. A. fu fondata dai normanni nel 1030 su di un’area in cui sorgevano contigui i casali di Sanctus Paulus at Averze e di Sancta Maria de Platea, ossia “del Mercato”. I due borghi furono inglobati nella nuova struttura e nei pressi della  piccola chiesa di S. Maria fu eretto un possente castello. Da A. prese avvio la conquista normanna dell’Italia meridionale. Un terremoto danneggiò gravemente la città nel 1456. Nel 1443 i suoi fuochi fiscali erano 1626 e nel 1521, insieme con i casali, 3166. Fu sede vescovile dal 1050 circa.[1]

 

La presenza ebraica ad A. deve essere stata contemporanea alla fondazione della città. Nel 1189, infatti, Guglielmo di Comite de Aversa, arcivescovo di Otranto, diede in permuta al clero della chiesa di S. Paolo una presa di terra sita  “nella via del Castello, dove c’era una volta  la Giudecca, non lontano dall’Episcopio” (in ruga Castelli, ubi olim fuit Iudaica, non longe ab ipso Episcopio)[2]. Gli ebrei erano certamente tintori di stoffe, come buona parte dei correligionari del tempo, ed è probabile che si siano convertiti al cristianesimo, continuando tuttavia ad esercitare la loro arte nel sito che già occupavano. Invero, Federico II di Svevia confermò nel 1221 la concessione che la madre Costanza d’Altavilla (1154-1198) aveva fatto al vescovo di A. della “tintoria e della casa posta nel quartiere di Santa Maria” (tinctam Averse cum domo que est in suburbio S. Mariae) e la conferma fu rinnovata nel 1259 dal figlio Manfredi[3]: l’ubicazione della tintoria coinciderebbe con quella della ex-Iudaica.

Sotto gli Angioini, A. ospitava una consistente comunità ebraica. Due dei suoi membri compaiono nel 1278 tra gli abitanti più facoltosi ai quali la Curia aveva chiesto di anticipare la somma imposta alla città per l’immissione in circolazione della nuova moneta. Su richiesta dei mutuanti, la Curia ordinò di scomputare nella riscossione delle tasse il denaro che ciascuno aveva versato. I due ebrei si chiamavano Zacharias - che aveva anticipato un’oncia, 20 tarì e 15 grana - e Liczarculus, erede di Coczio, che aveva dato un’oncia, 3 tarì e 16 grani[4].

La comunità di A. si disgregò, però, sotto la pressione proselitistica della Corte e dei nuovi Ordini Religiosi e nel 1294 sessanta suoi membri, che avevano accettato il battesimo cristiano, furono dichiarati esenti da qualsiasi contributo fiscale. Un Bisanzio de Aversa era annoverato nello stesso anno tra i neofiti di Salerno[5].

Sotto gli Aragonesi, la presenza ebraica nel Mezzogiorno si è ormai ricostituita e consolidata. Le attività prevalenti degli ebrei erano ora la mercatura e il prestito su pegno. Nel 1452 Manuele di A. fu, con Dattilo de Mele di Calvi e alcuni altri, uno degli esattori ufficiali del donativo di 1000 ducati richiesto da Alfonso I d’Aragona agli ebrei del Regno per la conferma del privilegio di prestare a interesse[6]. È probabile che fosse congiunto del suddetto Manuele il mastro Guglielmo de Manuele di A. che ,nel maggio 1483, avrebbe levato una protesta notarile contro i correligionari Perna e Salamone de Lustri, suoi soci in un banco di prestito, per non avere ricevuto nel tempo stabilito né il rendiconto dell’attività né gli utili a lui spettanti[7]. Nell’aprile del 1483 a Napoli, nell’abitazione di Moyses de Abram de Selmoneta, il notaio Francesco Pappacoda sanzionava l’atto di scioglimento di un’altra società bancaria costituita già da molti anni dal  Moyses e dal fratello mastro Angelo, con sede a Napoli e filiali ad A., Capua, Marigliano e Sermoneta. Alla ripartizione dei beni mobili e stabili, eseguita con decisione arbitrale dagli ebrei Iacob de Elia di Napoli e Raffaele de Perusio di A., si era giunti alla morte del socio mastro Angelo. Il banco di A., gestito dal figlio di Moyses, Abram, aveva un capitale di 1157 ducati, con tucti pigni, denari et lucri spectanti et pertinenti ad quilli[8]. Raffaele de Perusio era una personalità di rilievo nella comunità aversana e ad essa aveva fatto dono di una sinagoga. La cosa, però, non fu di gradimento universale: nel 1484, infatti, alcuni uomini della città, non contenti de farse li facti loro, cercarono di guastare la moscheta de li iudei facta per Raphaele Perosino. Ma il re, al quale i giudei ricorsero, minacciò gli intolleranti di una multa di mille ducati qualora avessero dato seguito all’insano proposito[9].

Gli ebrei di Napoli, A. e Capua ebbero nel 1464 problemi per la vigesima, una imposta pontificia sopra i beni degli ebrei del cui onere si sentirono gravati oltre il dovuto. Le università cristiane riferirono alla Corte che se non si provvedeva presto, i giudei sarebbero andati via dal reame, con grande danno per tutti. Per scongiurare tale eventualità, Ferrante I ordinò in data 18 marzo di trattarli humanamente.

Nel 1494, invece, gli ebrei di A. ebbero problemi con il capitano locale e con gli eletti, i quali, sotto minaccia di carcerazione, pretendevano certa quantità de dinari sencza pigno et sencza interesse per certo tempo per bisogno della città, mentre essi  affermavano che il denaro serviva loro per i pagamenti fiscali dovuti alla Corte. La Camera della Sommaria giudicò disonesta la costrizione e ordinò di lasciare gli israeliti in loro libertà de prestarli o non prestarli, in conformità con i privilegi loro concessi[10].

Sembra che gli sconvolgimenti che accompagnarono e seguirono la conquista di Napoli da parte dei francesi prima (1495) e degli spagnoli poi (1503) abbiano sospinto gli ebrei di A. verso altri lidi. Troviamo, per esempio, dopo questi eventi alcuni ebrei denominati de Aversa a Terracina,[11] un folto gruppo a Roma,[12] altri a Tivoli[13] e qualcuno a Castelsantangelo e a Palestrina[14]. Un Salones Dauro de Aversa de regno Neapolitano e sua moglie Raphael si fecero cristiani a Firenze nel 1514 prendendo rispettivamente i nomi di Pietro Paolo e Maddalena[15].

 

Bibliografia

 

Bernheimer, C., Catalogo dei manoscritti orientali della Biblioteca Estense, Roma 1960.

Colafemmina, C., Documenti per la storia degli ebrei a Napoli e in Campania nei secoli XV-XVI, in Sefer Yuhasin 12 (1996), pp. 7-39.

De Rossi, P.L.,  La comunità ebraica di Terracina (sec. XVI), Cori 2004.

Ferorelli, N., Gli ebrei nell’Italia meridionale dall’età romana al secolo XVIII, Torino 1915.

Gallo, A. ( a cura di ), Codice Diplomatico Normanno di Aversa, I, Napoli 1926.

Leone, A. (a cura di), Napoli. Francesco Pappacoda 1483, Napoli 2001.

Mazzoleni, J., Il "Codice Chigi", un registro della cancelleria di Alfonso I d'Aragona re di Napoli per gli anni 1451-1453, Napoli 1966.

Parente, G., Origini e vicende ecclesiastiche della città di Aversa, Napoli 1857-58 (rist. an. Napoli 1986).

Patroni Griffi, F., Scritture contabili dal “Giornale” strozziano del 1476, in Sefer Yuhasin 3 (1987), pp. 69-73.

Simonsohn, S., The Apostolic See and the Jews, 8 voll., Toronto 1988-1991.

Stow, K. R.,  The Jews in Rome, Leiden 1995.

Straus, R., Gli ebrei di Sicilia: dai Normanni a Federico II, Palermo 1992.


[1] Cfr. Parente, G., Origini e vicende ecclesiastiche della città di Aversa, Napoli 1857-58 (rist. an. Napoli 1986). Per la traslitterazione ebraica del nome della città, si veda la  firma apposta da Mordecai b. ‘Uhiziel  nella compravendita di un manoscritto miniato della Bibbia avvenuta a Montefusco nel XV secolo: Bernheimer, C., Catalogo dei manoscritti orientali della Biblioteca Estense, Roma 1960, p. 9.

[2] Gallo, A. ( a cura di ), Codice Diplomatico Normanno di Aversa, I, Napoli 1926, pp. 259-261, doc. CXXXVIII.

[3] Straus non ha dubbi che si tratti della tintoria di Aversa gestita dai giudei, anche se questi non sono esplicitamente menzionati nella fonte (Cfr. Straus, R., Gli ebrei di Sicilia, pp. 101, 259.

[4] RCA XIX, pp. 73-75.

[5] Ferorelli, N., Gli ebrei nell’Italia meridionale, p. 55; RCA, XLVII, pp. 55-57.

[6] Mazzoleni, J., Il “Codice Chigi”, pp. 332-333, n. 333.

[7] Leone, A., Napoli. Francesco Pappacoda 1483, p. 87.

[8] Ibid., pp. 55-58.

[9] Ferorelli, N., Gli ebrei nell’Italia meridionale, p. 101. Raffaele de Perusio è certamente il Raphaello giudeo che habita in Aversa creditore nel 1476 di 196 ducati presso la nobile Luchina Caracciolo (Cfr. Patroni Griffi, F., Scritture contabili, p. 72).

[10] ASNa, Sommaria, Partium 40, f. 15r.

[11] De Rossi, La comunità ebraica, nn. 22, 34-35, 38, 64, 88, 98.

[12] Cfr. Stow, K.R., The Jews in Rome, nn. 6, 151, 231, 233, 288, 590, 600, 773; Simonsohn, S., The Apostolic See and the Jews, doc. 3010, 3111.

[13] Simonsohn, op. cit., doc.  2104, 2242, 2649, 2796-97.

[14] Ibid., 2350, 3061.

[15] Ibid., n. 1227.

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