Pizzighettone

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Pizzighettone

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Provincia di Cremona. Sito sulla via che congiunge Milano a Cremona, è diviso dall'Adda in due parti, ambedue circondate da bastioni a stella. Il centro ebbe una certa importanza, nel Medioevo, come fortezza dei cremonesi contro Milano ed in varie guerre combattutesi nella pianura padana, durante il secolo XVI.

Il primo documento attestante la presenza ebraica a P. risale al 1451, quando il Duca di Milano favorì lo stanziarsi di tale Mercadante e del cognato, in vista dell'utilità che la popolazione locale ne avrebbe ricavato.

Da un documento dell'anno successivo, si deduce che gli ebrei di P., come tutti quelli del Ducato, erano esenti dal datio deli usuraii.

Nell'ottobre del 1470 soggiornò a P., prestando le sue cure ad un membro dell'entourage dell'ambasciatore veneziano, il rinomato medico ebreo Magister Giacomo, di cui il vicecomes di Cremona scriveva al Duca quanto del mester suo pratico et experto como medico sia in Lombardia[1],  raccomandandoglielo per la cura del figlio Alessandro, ammalato.

L'anno dopo, il Duca concesse la absolutio agli ebrei del Ducato, tra cui figurava un Salomone di P., menzionato più volte nei documenti degli anni seguenti, sia perché accusato, in due riprese, di spaccio di moneta falsa, sia perché appellatosi al Duca affinché i correligionari, che gli erano debitori, comparissero di fronte ad un tribunale ducale, nonostante il privilegio ebraico stabilisse diversamente. Sappiamo, inoltre, da un documento del 1473, che Salomone — definito noster dilectus dal Duca — era stato esattore delle tasse degli Ebrei del Ducato.

Nel 1478 tale Calamano, che aveva ricevuto la concessione di tenere banco a P., accettò di rinunciarvi, l'anno successivo, in seguito alle pressioni della Chiesa, a patto che il diritto di fenerare non venisse ceduto a un altro ebreo e che lui stesso potesse continuare ad abitare a P. e ad esercitarvi un'attività.

Nel 1480 circa, Salomone, che aveva una condotta per prestare a P., si trasferì a Piacenza, lasciando l'attività di P. ai figli, che suscitarono, tuttavia, il malcontento della popolazione per la loro conduzione del banco e, soprattutto, per la perdita di alcuni pegni, inducendo le autorità a concedere il permesso ad un altro ebreo di insediarsi in loco come feneratore. Quanto a Calamano, dai documenti risulta che, negli anni successivi alla sua rinuncia ad esercitare il prestito a P., riprese, tuttavia, tale attività, riscuotendo la stima della popolazione, che, nel 1491, si appellò al Duca per riconfermargli il privilegio, ottenuto sino al 1495, indipendentemente dal fatto che nuovi privilegi fossero stati concessi ad altri banchieri ebrei nel Ducato. Nel 1496 Calamano, trasferitosi per ordine ducale a Montodine presso Crema, avrebbe dovuto esserne espulso insieme al resto degli ebrei e la popolazione di P., temendo, in tal caso, di perdere i pegni, fece appello al Duca per concedergli di risiedere nella città, sin tanto che i pegni non fossero stati tutti riscattati.

Nel 1513, dal censimento segreto degli ebrei del Ducato, risultavano vivere a P. tre famiglie, quella di Calamano, quella di Copino e del genero di Calamano e quella di Salomone: mentre la situazione finanziaria delle prime due famiglie era garantita da un solido capitale, la terza non disponeva di capitale proprio, ma esercitava il prestito con quello altrui.

Nel luglio del 1533 ebbe luogo a P. un raduno degli israeliti del Ducato per eleggere i cinque assessori alle tasse dell'Università ebraica, la cui nomina venne confermata dal Duca.

Osservando la ripartizione del censo, all'inizio della dominazione spagnola, si nota che P. non vi partecipò, nonostante i suoi banchi fossero attivi e la loro proprietà fosse certa[2].

Nella seconda metà del XVI secolo, un soldato spagnolo di stanza nella fortezza di P., aggredì un ebreo che gli stava stimando un gioiello e, ferito da un impiegato di costui, minacciò vendetta su tutta la popolazione ebraica locale, che si rivolse al governatore perché venisse fatta giustizia.

Nel 1560 gli ebrei ebbero riconosciuto il diritto di ricevere grano, anziché danaro, in alcune località del Ducato, compreso P., a patto che non ne accumulassero una quantità superiore a quella permessa.

Nel 1566, poco dopo l'ordine del governatore di Milano riguardante l'obbligo del segno distintivo e il divieto di fenerare, tra gli ebrei che ricevettero il permesso di portare le armi vi fu anche un  Giuseppe di P.

Dopo la proibizione dell'usura, conformemente a quanto è noto circa il suo perdurare tra gli ebrei del Ducato, sotto varie attività di copertura tra cui il commercio di gioielli, documenti degli anni 1589–1590, attestano, insieme alla buona condotta degli ebrei di P., anche le loro occupazioni nell'ambito del prestito, concesso senza interesse, e le loro attività nel ramo dell'oro, dei gioielli e di altri beni.

Nel 1589–1590 gli ebrei di P. erano 6, ma,  in seguito, non vengono più menzionati, probabile segno del fatto che avessero seguito, negli anni successivi alla decisione di espellerli, la tendenza generale degli israeliti dei centri minori a recarsi nelle località più grandi, da cui proseguire oltre confine.

Nel 1601, nel conto dei crediti degli ebrei, figurano anche quelli di tale Abramo del fu Isacco Levi di P., come ultima traccia della passata presenza ebraica in questa località[3].

Bibliografia

Motta, E., Oculisti, dentisti e medici ebrei nella seconda metà del secolo XV alla corte milanese, in  Annali Universali di Medicina 283 (1887), pp. 326-328.

Motta, E., Ebrei in Como ed in altre città del Ducato milanese, in Periodico della Società storica per la provincia e antica diocesi di Como V (1885), pp. 9-44.

Segre, R., Gli Ebrei lombardi nell'età spagnola, Torino 1973.

Simonsohn, S., The Jews in the Duchy of Milan, 4 voll., Jerusalem 1982–1986.


[1] Motta, E., Oculisti, dentisti e medici ebrei, p. 327; cfr. Idem, Ebrei in Como ed in altre città del Ducato milanese, p. 33, nota 1.

[2] Segre, R., Gli Ebrei lombardi, p. 18.

[3] Simonsohn, S., Jews in the Duchy of Milan, I, doc. 118, 188, 1254, 1302, 1450, 1462, 1476, 1546; II, doc. 1876, 1952, 1901, 1961, 2038, 2195, 2250, 2252, 2326, 2439, 2727, 3141; III, doc. 3339, 4030, 4031, 4033, 4077, 4087, 4376; Segre, R., op. cit., p. 114.

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