Voltaggio

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Voltaggio

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Voltaggio (וולטג'יו)

Provincia di Alessandria. Faceva parte dell’Oltregiogo e la prima notizia documentaria riguardante il centro risale al 1006. V. fu acquistato da Genova nel 1211 e, nel tempo, la sua posizione di confine ha fatto si che abbia seguito la sorte dei vari occupanti che vi si sono avvicendati. 

Un documento del 1226 sembra alludere ad una presenza ebraica a V., in quanto riferisce che Mabilia, vedova di tale Lamberto capitis Iudei, si impegnava a dare in dote alla figlia un terreno valutato per una cifra che avrebbe dovuto dare al genero, Viviano di V.[1].

Nel 1550 il Doge, i Governatori e i Procuratori autorizzarono Yosef Ha-Kohen (Joseph de Sacerdotibus) a stabilirsi con la famiglia a V., esercitando la medicina nella località e nel distretto. Gli fu, inoltre, concesso di viaggiare per otto miglia nei dintorni di V., a patto che portasse il segno distintivo (drappo giallo sopra la berretta a traverso di modo chel piglia tutta la berretta)[2].

L’autorizzazione era stata rilasciata dietro richiesta degli abitanti di V., ma il governo di Genova si riservava il diritto di decidere il termine di scadenza della concessione[3].

Diciassette anni più tardi, il notaio della Curia di Ovada riferì alle autorità genovesi che il nuncio di Ovada si era recato da Yosef Ha-Kohen (chiamato nel documento Ioseph de Choem) per persuaderlo a lasciare, insieme alla famiglia, V. entro tre mesi, andando a vivere fuori della Repubblica[4]. Quasi un mese dopo, i cittadini di V. indirizzarono, però, una petizione al governo genovese, chiedendo di permettere a Yosef e famiglia di rimanere a V., sottolineando che, per molti anni, egli era stato di grande utilità per la popolazione. Le autorità genovesi, pertanto, concessero a Yosef e famiglia di rimanere a V., ad onta del decreto di espulsione[5].

Cinque anni più tardi, il Doge ed i Governatori inviarono una lettera al podestà di V., in cui, mentre lo informavano di prendere i provvedimenti necessari contro i cristiani che prestavano derrate alimentari ai poveri a prezzi esosi, osservavano che questi prestatori fanno guadagni […] maggiori assai di quelli che fanno gli hebrei[6].

Su richiesta del Consiglio locale, il Senato nel 1587 autorizzò i fratelli Benedetto (chirurgo) e Abraham Sacerdote a vivere a V. per cinque anni, in considerazione di un privilegio analogo che era stato concesso al loro nonno materno, Yosef Ha Kohen[7].

Nello stesso anno lettere patenti delle autorità genovesi, in cui veniva ingiunto agli ebrei del Dominio il segno giallo, pena la cacciata entro due mesi, giungevano in una serie di località, tra cui V.[8].

Il cardinale Enrico Caetani, Camerlengo papale, concesse nel 1589 ai fratelli Angelo e Lazzaro de Nantua, figli del defunto Alessandro, una tolleranza per prestare a V. ed a Gavi[9].

Nel 1592 fu indirizzato ai podestà di una serie di località, tra cui V., un decreto del Senato con cui veniva ingiunto agli ebrei di abbandonare il Dominio entro tre mesi, pena l’incarcerazione e la confisca delle proprietà a favore del Tesoro[10].

Tra il 12 e il 15 gennaio 1598 venne ricevuto in svariate località, tra cui V., il decreto di espulsione[11].

L’ultimo accenno relativo ad una presenza ebraica a V. è un atto di vendita, stipulato nel 1732, da cui risulta che Salomone del fu Desiderio Levi aveva ceduto un terreno di suo possesso a V., per pagare un debito[12].

Bibliografia

Loevinson, E., La concession des banques de prêts aux juifs par les papes des seizième et dix-septième siècles, in REJ 92 (1932), pp. 1-30; 93 (1932), pp. 27-52, 157-178; 94 (1933), pp. 57-72, 167-183; 95 (1934), pp. 23-43.

Segre, R., The Jews in Piedmont, 3 voll., Jerusalem 1986-1990.

Urbani, R.- Zazzu, G., N., The Jews in Genoa, 2 voll., Leiden-Boston-Köln 1999.


[1] Zazzu, R., -Urbani, G.N., The Jews in Genoa, doc. 30.

[2] Ivi, doc. 302.

[3] Ibidem.

[4] Ivi, doc. 325.

[5] Ivi, doc. 330, 331.

[6] Ivi, doc. 359.

[7] Ivi, doc. 390.

[8] Ivi, doc. 394.

[9] Loevinson, E., Banques de prêts, p. 59; Segre, R., Piedmont, doc. 1444.

[10] Zazzu R., - Urbani, G.N., op. cit., doc. 437. Alcuni giorni più tardi, il decreto di espulsione risultava essere stato affisso a V.  (doc. 442).

[11] Ivi, doc. 515.

[12] Ivi, II, doc. 1732.

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