Cosenza

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Cosenza

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Capoluogo di provincia. Capitale del popolo dei Bruzi (IV secolo a.C.), divenne sotto i Romani una stazione sulla via Capua-Reggio e con Augusto si trasformò in città di commerci. Fra VIII e IX secolo C. vide susseguirsi la dominazione longobarda e bizantina, per essere poi distrutta dai saraceni e riedificata nel 988. Con gli Svevi la città aumentò di importanza divenendo ducato e con gli Angioini fu elevata a centro dei domini calabresi. Capitale della Calabria Citra Naethum sotto gli Aragonesi, C. fu in seguito capoluogo della Calabria Citeriore e nel XVI secolo venne definita l’Atene della Calabria, per il fiorirvi degli studi umanistici. Dal punto di vista politico la città seguì nei secoli successivi le vicende dei Borbone e degli Austriaci.

Un nucleo ebraico era presente a C. sicuramente da prima del Mille e nel 1093 esso pagava le decime solidorum e le gabelle sulla tintoria ed altre attività al vescovo. Ulteriori attestazioni degli ebrei si hanno, poi, nel 1113 1212 e 1223: residenti al tempo di Federico II nell’ampio quartiere detto Cafarnao o Cafarnone, essi avevano costruito, forse nel 1160, una sinagoga, che lo svevo aveva concesso, in seguito, al vescovo Luca[1]. Da un registro del 1268-1269 sappiamo, inoltre, che gli ebrei erano tassati in quel periodo per 8 fuochi[2]

Nel 1276 gli israeliti cosentini si trovarono, come altri correligionari calabresi, a dover versare un tributo per la nuova moneta della zecca di Brindisi, e corrisposero alla Corte tarì 2.22.16[3], mentre fra il 1311 ed il 1324 furono fatti oggetto di soprusi e angherie da parte delle autorità locali, intenzionate privarli di molti dei loro averi, che provocarono spesso le reazioni della stessa Corte in loro difesa[4].

Dal punto di vista fiscale gli ebrei locali versavano nel XIV secolo mediamente 7.14.10 once, somma che, però, fu ridotta nel 1396, quando, essendo assai diminuiti di numero, vennero sgravati di 3.20 once[5]

Nel 1402 Bonifacio IX aveva nominato l’ebreo, nonché miles, Angelo di Samuele giudice civile e criminale dei correligionari della città, di Montalto e di Crotone[6] e con il 1422 il gruppo ebraico fu sottratto alla giurisdizione vescovile[7]: alla metà del XV secolo esso doveva essere di una certa entità, se pagava per la “mortafa” ben 3 once (corrispondenti a circa 90 tarì)[8]

Nel 1455 erano attestati, come cittadini di C., Uriel di Zafarana e Abramo e Palumba figli di Sabatello de La Regina, i quali possedevano però anche beni a Castrolibero[9].

Nella seconda metà del ‘400 si verificò un episodio di violenza all’interno della stessa Comunità, ben testimoniato dalla documentazione coeva: un’ebrea, di nome Zacha Fossana, fu aggredita e presa per la gola, nel bel mezzo della strata iudeorum, da tale Czacha figlio di Bacchueczi, ma fu strenuamente difesa da Abachuczo, che ferì l’aggressore sotto gli occhi dei testimoni, anch’essi ebrei, Muse discipuli Juse de Victa aurifice, Simoni de Stimanello e Grabrel de Gaudiuso[10]

Nel 1465 gli israeliti cosentini furono esentati, insieme a quelli di Lecce e di poche altre località, dal contribuire ad un’imposta straordinaria di 3.000 ducati[11], mentre nel 1473 furono incaricati di fissare l’onere fiscale di tutti i giudei della provincia[12]

Dal 1476 al nucleo dei “regnicoli” si unì un nutrito gruppo di correligionari provenienti dai domini spagnoli, i quali fecero salire a 320 il numero complessivo, ma tesero a mantenere una propria identità separata[13]: nel marzo del 1484 era, ad esempio, attestato a C. un Maestro Iaco Spagnolo, il quale, avendo precedentemente vissuto anche a Montalto, si era poi trasferito qui con la famiglia[14].

Intanto, nel 1483, gli ebrei della città si erano visti estendere tutte le franchigie già concesse a Montalto[15] e nel 1488 il loro numero era salito ormai a 36 fuochi[16], divenuti 63 nel 1494[17], quando era testimoniata la presenza in città di Paris Zagada, erede del fu Ruben[18]

La discesa di Carlo VIII in Italia portò anche a C. al verificarsi di soprusi ed episodi di violenza verso gli ebrei: nel 1495, mentre il banchiere Jacopo di Angelo risultava ormai povero per essere stato saccheggiato[19], Mosè de Gauy di Cesena veniva condannato alla confisca di tutti i beni per aver seguito i nemici del re ed aver abbandonato il Regno[20].  

Il nuovo sovrano Federico avviò una politica favorevole agli ebrei, anche nel tentativo di ostacolarne l’emigrazione e nel 1497 si mosse a favore del nucleo cosentino contro i soprusi operati dalle autorità e dalla popolazione[21]. Già nello stesso anno, però, l’Università cittadina chiese che gli israeliti portassero il segno distintivo del tau e, nel 1507, che abitassero in un luogo separato dai cristiani e non tenessero botteghe nella piazza principale[22].

È da ricordare che nel primo decennio del Viceregno spagnolo un’importante famiglia di ebrei cosentini era quella che si denominava de Turano e che era formata da Bengiamin e dai suoi figli Moyse, Nau, Davit e Maczato: essi erano, in particolare, proprietari di terreni siti nell’area di Rende. Bengiamin morì nel 1510 e nell’inventario dei beni redatto dopo la sua morte, furono registrati anche vintisey peczi de libri ebraychi grandi et piccoli[23]. Nipote di Bengiamin, tramite il figlio di questi Davit, fu Benigno de T., noto già nel 1535 per un’obbligazione pecuniaria presa dinanzi alla Camera della Sommaria insieme a David da C.[24]

Nel 1540 si giunse a C., come altrove nel Regno, all’espulsione degli ebrei[25]: tra coloro che furono incaricati di cercare di trattare la revoca del bando vi fu anche l’appena citato David da C., affiancato da Benedetto da Torano[26].

 

Attività economiche

L’attività economica principale del gruppo ebraico cosentino era senz’altro il prestito, favorito, tra l’altro, da importanti occasioni commerciali come la nota fiera della Maddalena[27].

Nel 1457 Sabatino di Mosè da Sessa chiese di poter avere l’esclusiva del prestito per 15 anni nella città e nel distretto, per sé e la propria famiglia. La domanda fu accolta e confermata per ulteriori 15 anni nel 1469, ma nel 1478 gli altri ebrei locali chiesero ed ottennero di poter tenere banco[28].

Nella seconda metà del XV secolo il tasso di interesse praticato era del 30% e si accettava di prestare su beni di valore inferiore alla somma mutuata: le fonti ci dicono che alcuni chiedevano beni mobili che valevano lo quadruplo di quanto presentato[29].

Nel 1487 Lazzaro da Corigliano Calabro era tra i giudei più facoltosi di C., costretti a prestare denaro alla Regia Corte[30]: egli si trovava in città ancora nel 1499[31].

Negli anni ’80 del Quattrocento era poi attivo a C. anche il banchiere Lazzaro da Volterra, che si occupava degli affari del suocero, il noto prestatore Vitale di Isacco da Pisa[32]

Nel 1501 gli ebrei ottennero di non essere costretti a prestare[33], ma, avendo in seguito lasciato in molti la città a causa del clima ostile, nel 1507 furono reclamati nella loro attività dalla stessa popolazione, oppressa dai banchieri cristiani[34].

Nel 1509 operava come feneratore a C. anche il convertito Luca Giovanni di Sorrento[35].

Con l’espulsione dal Regno i prestatori cosentini rivolsero altrove i loro affari, ad esempio verso i territori della Santa Sede: potrebbe questo essere stato il caso di Davide di Josef da C. che, attestato a Piperno nel 1542[36], ottenne una tolleranza biennale, con relativo rinnovo, per questa località per sé, per i familiari ed i soci nel 1544[37].

Ma il prestito non fu l’unica occupazione degli ebrei locali, tra i quali vi furono certamente dei medici, come si deduce, indirettamente, anche dall’istanza presentata nel 1432 dal doctor della diocesi di C., Giovanni de Cava, al Papa affinché fosse impedito loro di curare pazienti cristiani, che non avessero prima fatto testamento e non si fossero confessati, ricevendo l’assoluzione[38].

Cosentino fu il medico Sterona, attestato nel 1429, e nella città dimorava nel 1404 anche Benedetto di Roma, che fu incaricato dal re Ladislao di esaminare in medicina e chirurgia Donna Cusina, moglie del calderaro di Dipignano Filippo Pastino[39].

 

Produzione manoscritta

Come altre località della Calabria, C. conobbe un fiorire di copisti ebrei lungo tutto il XV secolo.

Nel 1458 Farez di Samuele copiò per lo zio Salomone di Samuele Lages il commento di David Qimhi a Ezechiele ed ai profeti minori. 

Nel 1467 Salomone di Baruch trascrisse una sezione del Mishné Torah di Maimonide.

Nel 1477 Efraim di Nissim riprodusse per Mosè di Isac da Cesena il commento di Isac Arundi a Giobbe.

Nel 1478 Samuele il Medico di Matatià de Mele Russo copiò due opere filosofiche di stampo maimonideo: le Retribuzioni dell’anima di Hillel da Verona e il De Substantia orbis di Averroè.

Ancora nella seconda metà del secolo Salomone lo Scriba di Samuele Laghes riprodusse, molto probabilmente qui, per Shabbetai b. Mosè il commento di Rashi  al Pentateuco[40].

Nel 1494 Beniamino di R. Josef copiò, infine, il Ma’aseh Efod, una grammatica ebraica di Isac di Mosè Duran[41].

  

Bibliografia 

Colafemmina, C., Per la storia degli ebrei in Calabria. Saggi e documenti, Soveria Mannelli 1996.

Colesanti, G.T., Documenti per la storia degli ebrei in Calabria nel secolo XV, in Lacerenza, G. (a cura di), Hebraica hereditas. Studi in onore di Cesare Colafemmina, Napoli 2005, pp. 27-32.

Dito, O.,  La storia calabrese e la dimora degli ebrei in Calabria dal secolo V alla seconda metà del secolo XVI, Cosenza 1967. 

Ferorelli, N., Gli ebrei nell’Italia Meridionale dall’età romana al secolo XVIII, riedizione a cura di Filena Patroni Griffi, Napoli 1990.

Freimann, A., Jewish Scribes in Medieval Italy, in A. Marx Jubilee Volume. English Section,  New York 1950, pp. 231-342.

Patroni Griffi, F., Ebrei e neofiti negli atti del notaio Benedetto De Arnone di Cosenza (sec. XVI), in Nicolaus. Rivista di Teologia ecumenico-patristica 22 (1995), pp. 225-236. 

Rizzo, T., Spigolature archivistiche sugli ebrei a Cosenza e nel Cosentino, in Sefer Yuhasin 18-19 (2002-2003). 

Simonsohn, S., The Apostolic See and the Jews, 8 voll., Toronto 1988-1991.

Tamani, G., Manoscritti e libri, in L’ebraismo dell’Italia Meridionale, IX Congresso Internazionale dell’Associazione Italiana per lo Studio del Giudaismo (Potenza – Venosa, 20-24 settembre 1994),  Galatina 1996, pp. 225-240.

Veronese, A., Una famiglia di banchieri ebrei tra XIV e XVI secolo: i da Volterra. Reti di credito nell´Italia del Rinascimento, Pisa 1998. 

Vivacqua, S., Calabria, in L’ebraismo dell’Italia Meridionale, IX Congresso Internazionale dell’Associazione Italiana per lo Studio del Giudaismo (Potenza – Venosa, 20-24 settembre 1994),  Galatina 1996, pp. 295-310.

 

[1] Ferorelli, N., Gli ebrei nell’Italia meridionale, p. 61; Vivacqua, S., Calabria, p. 297.

[2] Per le indicazioni sul documento si rimanda alla voce “Regina” della presente opera.

[3] Colafemmina, C., Per la storia degli ebrei in Calabria, p. 44.

[4] Ferorelli, N., op. cit., pp. 70-71, p. 73; Vivacqua, S., op. cit., p. 298.

[5] Ferorelli, N., op. cit., p.71.

[6] Simonsohn, S., The Apostolic See and the Jews, I, doc. 501 e History p. 120.

[7] Ivi, p. 75.

[8] Si veda la voce “Bisignano” della presente opera.

[9] Cfr. la voce “Castrolibero” della presente opera. I tre ebrei, ai  quali l’Università di Castrolibero voleva imporre una tassazione come se fossero stati lì residenti, ottennero dal Vicerè di pagare solo per i beni realmente posseduti nella località.

[10] Colesanti, G.T., Documenti per la storia degli ebrei in Calabria nel secolo XV, p.29 e documenti pp. 30-31.

[11] Ferorelli, N., op. cit., p. 167. Per il testo della disposizione si veda Colafemmina, C., op. cit., doc. 18 (pp. 112-113).

[12] Cfr. la voce “Rossano” della presente opera.

[13] Ferorelli, N., op. cit., p. 103.

[14] Colafemmina, C., op. cit., doc. 13 (p. 107-108).

[15] Ivi, p. 13.

[16] Vivacqua, S., op. cit. p. 308.

[17] Colafemmina, C., op. cit., doc. 51 (p. 138).

[18] Ivi, doc. 39 (pp. 129-130).

[19] Ferorelli, N., op. cit., pp. 200-205.

[20] Ivi, p. 91 e p. 205. Cfr. anche Vivacqua, S., op. cit. p. 299.

[21] Ivi, p. 210.

[22] Vivacqua, S., op. cit. p. 304. Il Ferorelli fa risalire l’obbligo ad una residenza separata, comprendente anche i negozi, già al 1504 (cfr. Ferorelli, N., op. cit., p. 212).

[23] Patroni Griffi, E., Ebrei negli atti del notaio Benedetto De Arnone di Cosenza (sec. XVI), pp.  225-236.

[24] Cfr. la voce “Torano” della presente opera.

[25] Per le dinamiche e l’iter che portarono al provvedimento di espulsione si veda Ferorelli, N., op. cit. p. 219 e segg.

[26] Vivacqua, S., op. cit. p. 310.

[27] L’importanza di tale fiera per gli ebrei è testimoniata anche dal fatto che essa viene esplicitamente citata nei capitoli del 1465 (cfr. Colafemmina, C., op. cit., pp. 11-12).

[28] Ferorelli, N., op. cit., p. 143. Cfr anche Colesanti, G.T., op. cit., p. 29; Vivacqua, S., op. cit., p. 307, che riporta però la data del 1453. Cfr., inoltre, la voce “Sessa” della presente opera.

[29] Ferorelli, N., op. cit., p. 140.

[30] Cfr. la voce “Corigliano Calabro” della presente opera.

[31] Colafemmina, C., op. cit., doc. 64 (p. 148).

[32] Veronese, A., Una famiglia di banchieri ebrei, pp. 135-139. Nel 1484 Lazzaro risultava creditore di Abramo da Bologna, il quale aveva a sua volta delle somme depositate nel banco di Mosè di C.: cfr. Colafemmina, C., op. cit., doc 14 (p. 111).

[33] Ferorelli, N., op. cit., p. 212.

[34] Vivacqua, S., op. cit., p. 307.

[35] Patroni Griffi, F., Ebrei e neofiti negli atti del notaio Benedetto De Arnone di Cosenza (sec. XVI), pp. 229-230, n. 9 (21 agosto 1509).

[36] Simonsohn, S., op. cit., V, doc. 2317.

[37] Ivi, doc. 2405.

[38] Simonsohn, S., op. cit., II, doc. 685 e History, p. 178. L’istanza fu accettata dalla Santa Sede.

[39] Vivacqua, S., op. cit., p. 306.

[40] Freimann, A.,  Jewish Scribes in Medieval Italy, p, 322, n. 480.

[41] Colafemmina, C., op. cit., pp. 24-25. Cfr. anche Tamani, G., Manoscritti e libri, p. 228.

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