Montefusco

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Montefusco

Testo

Montefusco (מונטי פוסקולי,מונטי פוסקו )

In provincia di Avellino, sul crinale di displuvio tra le valli del Calore e del Sabato. Nel 1497 fu dato in feudo a Giovanni Borgia d’Aragona, passando quindi nel 1507 a Consalvo de Cordova. Fu capoluogo della provincia di Principato Ultra fino al 1806. Nel 1443 era tassata per 199 fuochi, nel 1532 per 178.[1]

Il documento più antico della presenza ebraica in Montefusco è l’atto di vendita di un codice biblico avvenuto nella cittadina e trascritto su un foglio dello stesso codice. Il manoscritto contiene l’intera Bibbia ebraica, corredata della Masorah. Rendono il codice particolarmente pregiato, oltre alla sua bellezza grafica e alla sua perfetta conservazione, due splendide carte in cui sono raffigurati in oro gli arredi sacri del Tempio di Gerusalemme. Il codice fu scritto tra la fine del XIII secolo e gli inizi del XIV. La scrittura è sefardita, in altre parole di tipo spagnolo, ed è quindi in quelle comunità che si deve porre il suo luogo d’origine. Portato in Italia, il manoscritto emigrò per varie comunità e proprietari per fermarsi infine a Modena (Biblioteca Estense, Cod. α T. 3.8), dopo essere transitato nel 1458 per Lucera e nel 1611 per Scandiano, in Romagna.[2]

Nella prima metà del secolo XV il manoscritto fu portato da Benevento a Montefusco, e qui rivenduto. L’atto di vendita è di grande interesse per la ricchezza dei dati che tramanda, tra cui l’indicazione dei luoghi di provenienza degli ebrei che operavano in Montefusco. Esso dice: «Memoriale, testimonianza e prova autentica sia agli occhi d’ogni lettore questa scrittura con la quale io Uriel figlio dell’onorato nostro maestro rabbi Ovadiah - il suo riposo sia nell’Eden- cittadino di Benevento, abitante ora qui in Montefuscolo, ho venduto questi Ventiquattro (libri) a messer David, figlio di Yosef il Medico. Il libro, in pergamena di cuoio con la Masorah all’intorno, scritto in scrittura ebraica quadrata e con le miniature degli oggetti sacri  del Santuario in oro, l’aveva acquistato messer Salomone mio fratello dalla mano della signora Gemma, suocera, -su lei sia pace- al prezzo di 26 ducati, ed io Uriel suddetto l’ho venduto a messer David su ricordato oggi 14 del mese di Sivan e ho scelto questi testimoni, i quali  apporranno i loro nomi in fondo a questa scrittura e al di sopra per convalidarla e liberare lui da ogni danno, controversia e dubbio, perché non venga uno qualsiasi e dica: “Questo libro è mio”. E tutto è stato definito e stipulato alla presenza dei seguenti testimoni: Mordecai figlio dell’onorato messere Aziel da Aversa; Shabbetai figlio dell’onorato messere David da Palestrina; Shabbetai figlio dell’onorato messere Menachem da Pesaro; Abraham figlio dell’onorato messere Yom Tov spagnolo; Rafael figlio dell’onorato messere Shemuel da Norcia».

A Montefusco fu copiata sul finire del XVI secolo una delle opere mediche più note del Medioevo. Nel 1496, infatti, Avraham ben Meshullam trascrisse  per Yaqob al-Maani  il commento, noto col nome di Practica, di Gerardo de Solo al IX libro dell’opera medica Al-Mansuri  di Al-Razi nella traduzione ebraica eseguita da Abraham Avigdor (Londra, British Library, ms. Add 16.389/II).[3]

Avraham ben Meshullam lavorò in tempi non sereni per gli ebrei. Come altrove, anche a Montefusco, infatti, essi subirono minacce, se non proprio violenze, quando Carlo VIII di Francia invase il Regno (1494). Furono costretti a restituire i pegni ai loro debitori e forse anche a condonare i debiti. Con il ritorno degli Aragonesi, gli ebrei richiesero che le obbligazioni fossero soddisfatte. Supplicato dalle autorità locali, nel 1496 re Ferrandino venne incontro ai debitori, probabilmente concedendo una dilazione e riducendo al minimo le somme da restituire.[4]

In Montefusco possedeva beni il banchiere e mercante Angelo de Benevento, la cui società era una delle più note e facoltose in Napoli e nella valle beneventana. Su sua querela, nel 1487 la Camera della Sommaria ordinò al capitano e alle altre autorità di Montefusco di togliere dalla sua casa gli uomini d'arme che vi erano stati alloggiati e di provvedere loro un'altra dimora.[5]

Nel 1535 risiedeva nella cittadina un Sabatino de Alberona. Samuel Abravanel ottenne dalla Camera della Sommaria che egli pagasse i suoi contributi fiscali con gli ebrei di Principato Ultra e non con quelli di Capitanata, come invece voleva il percettore di questa provincia.[6]

Provenivano da Montefusco il medico Giuseppe di Montefusco e i suoi figli Isach Polivico, Jequtiel e Michele abitanti in Cori nel 1542, Michael di mastro Ventura, prestatore in Genazzano nel 1544, e David de Montefuscolo attestato in Piperno nello stesso anno.[7]

Bibliografia: L. Mortara Ottolenghi, Il manoscritto α T. 3. 8 della Biblioteca Estense di Modena e la sua decorazione, in «La Rassegna Mensile d’Israel», 36 (1970), pp. 261-266; C. Colafemmina C., Cultura ebraica nel Sannio nel secolo XV,  in «Archivio Storico del Sannio» 2 (1997), pp. 31-40.


[1] La dizione tradizionale del nome della cittadina, riflessa anche nella dizione dialettale, era Montefuscolo.  Ma già nel medioevo era nota la variante  Montefusco, che divenne poi la denominazione ufficiale.

[2] C. Bernheimer,  Catalogo dei manoscritti orientali della Biblioteca Estense, Roma 1960, pp. 6-9, n. 3.

[3] G. Tamani, Manoscritti e libri, in L’Ebraismo dell’Italia meridionale peninsulare dalle origini al 1541: società, economia, cultura. IX Congresso internazionale di studio dell’Associazione Italiana per lo studio del Giudaismo (Potenza-Venosa, 20-24 settembre 1292), a cura di C. D. Fonseca  et alii, Galatina 1996, p. 231.

[4] E. Danza, Tractatus de pugna doctorum, Montefusco 1636, p. 14,

[5] C. Colafemmina,  Documenti per la storia degli ebrei in Campania (IV), in «Sefer Yuhasin» 7 (1991), pp. 21-22, doc. 4 (2 ottobre 1487).

[6]C. Colafemmina, Documenti per la storia degli ebrei in Puglia nell’Archivio di Stato di Napoli, Bari  1990, pp. 310-311, doc. 337 (7 ottobre 1535).

[7] K. Stow,  The Jews in Rome, Leiden 1995-1997, vol. I, pp. 289-290, n. 710, p. 307, n. 749; vol. II, pp. 781-782, n. 1793; Sh. Simonsohn, The Apostolic See and the Jews. Documents: 1539-1545, Toronto 1990, p. 2420, n. 2391*; p. 2435, n. 2427*.

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