Canelli

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Canelli

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Provincia di Asti. Centro vinicolo sul fiume Belbo, affluente del Tanaro, ha origini che risalgono all'epoca preistorica. Fu città romana e nel Medioevo si associò con Asti. Assediata durante la guerra di successione del Monferrato (1613) dall'esercito di Carlo Gonzaga, duca di Nevers, venne difesa dai cittadini e l'esercito sabaudo.

Alla metà del '500 abitavano a C. ebrei di nome Artom, che furono costretti a lasciare la località in seguito alla bolla di Paolo IV (1556), trasferendosi ad Asti[1].

Carlo Filiberto, duca di Savoia, prorogò nel 1580 i privilegi ad alcuni banchieri, compreso Salamon Gallico a C. Qui, nel 1584, era banchiere Michele Treves, che figura tra i destinatari di una tolleranza del Camerlengo pontificio Filippo Guastavillani, che permetteva ai prestatori ebrei del Piemonte l'esercizio del mestiere per dieci anni[2]

Emanuele Foa, banchiere a Monesiglio, abitava poi a C. nel 1589 ed un altro membro della stessa famiglia vi risiedeva nel 1593. Questi si chiamava Moisè e fu detenuto nella cittadella d'Asti perché, debitore della cassa dei poveri degli ebrei di C., era stato arrestato dal tesoriere Angelino Puget. Nel 1596 Moisè era ancora abitante a C. e lo stesso nucleo familiare era presente in loco nel 1703.

Altro banchiere di C. fu Moisè Jerach, che esercitò anche altrove e fu deputato dell'Università degli ebrei nel Piemonte[3].

Quando furono costruiti i ghetti nella regione gli ebrei di C. ebbero la possibilità di stabilire le loro abitazioni in quella città che meglio stimeranno d'eleggere (probabilmente la scelta ricadde su Asti)[4].   

Bibliografia

Foa, S., Banchi e banchieri ebrei nel Piemonte dei secoli scorsi, in RMI 21 (1955), 38-50, 85-97, 126-136, 190-201, 284-297, 325-336, 471-486, 520-535.

Lavezzari, G., Storia D'Acqui, Acqui 1888 (rist. 1985). 

Segre, R., The Jews in Piedmont, 3 voll., Jerusalem 1986-1990.


[1] Lavezzari, G., Acqui, p. 146.

[2] Foa, S., Banchi e banchieri, p. 284; Segre, R., Piedmont, doc. 1361.

[3] Loevinson, E., Banques des prêts, p. 167; Segre, R., op. cit., doc. 1557, 1645, 2501, 1729.

[4] Segre, R., op. cit., doc. 2800, 2877.  

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